Non succede, ma se succede

Qualcosa di nuovo matura sul fronte occidentale. Dagli Stati Uniti, infatti, arriva la notizia che le banche incaricate di stimare il valore di Chrysler, in vista di un’ipotetica quotazione, convergono sulla cifra di 10 miliardi. Assai meno, cioè, di quanto vorrebbe incassare il sindacato dell’Auto per la quota di sua spettanza. Un po’ di più di quanto finora offerto da Sergio Marchionne che, a detta della Borsa, farà comunque un buon affare.
22 NOV 13
Ultimo aggiornamento: 22:09 | 12 AGO 20
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Qualcosa di nuovo matura sul fronte occidentale. Dagli Stati Uniti, infatti, arriva la notizia che le banche incaricate di stimare il valore di Chrysler, in vista di un’ipotetica quotazione, convergono sulla cifra di 10 miliardi. Assai meno, cioè, di quanto vorrebbe incassare il sindacato dell’Auto per la quota di sua spettanza. Un po’ di più di quanto finora offerto da Sergio Marchionne che, a detta della Borsa, farà comunque un buon affare. Secondo gli analisti di Equita Sim, infatti, Fiat riuscirà ad aggiudicarsi la quota mancante di Chrysler per una cifra attorno ai 3,5 miliardi di dollari cui il Lingotto potrà far fronte probabilmente senza aumenti di capitale ma con alcune cessioni (una quota di Cnh, Magneti Marelli) e, magari, l’emissione di un convertendo. Al di là degli aspetti tecnici prende corpo l’unico successo industriale italiano, maturato però grazie al sostegno della politica industriale americana.
Non è certo per caso che l’operazione Chrysler, azienda da rottamare nel 2009 e che oggi vale dieci miliardi grazie a Fiat, coincida con l’uscita di Washington dal capitale di General Motors che smette, quattro anni dopo, di essere “Government Motors”. Ora, se tutto andrà per il meglio, Fiat-Chrysler si accinge a far sul serio sul mercato globale, affidando tra l’altro una parte importante a Maserati e alle nuove Alfa in arrivo dal 2014. In attesa di quei segnali di vita che, prima o poi, darà anche il mercato italiano, il più depresso di tutti: anche per l’attiva partecipazione di sindacati, confindustriali e magistrati la cui unica missione pare diventata quella di ostacolare le nuove forme contrattuali di Marchionne.